Anche negli Usa al via la sperimentazione del vaccino cubano contro il cancro al polmone

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Si tratta di un vaccino terapeutico, proveniente da Cuba e già utilizzato da quattro mila persone nel mondo, impiegato per la cura del tumore polmonare non a piccole cellule. Dopo il via libera da parte della FDA (Food and Drug Administration), sarà sperimentato per la prima volta anche negli Usa. Il vaccino cubano dal nome Cimavax promette di curare il tipo più diffuso di neoplasia maligna polmonare. Nonostante si tratti di un vaccino, in realtà questo tipo di vaccinazione è più simile ad una terapia vera e propria. Infatti, mentre il vaccino comporta la formazione di una protezione nei confronti di un agente patogeno con il quale non si è entrati ancora in contatto, il Cimavax invece viene somministrato quando i soggetti hanno già contratto il carcinoma polmonare. Questo farmaco agisce stimolando il nostro sistema immunitario a produrre anticorpi diretti contro l’EGF (Epidermal growth factor), ossia il fattore di crescita dell’epidermide che gioca un ruolo importante nel regolare la crescita, la proliferazione e la differenziazione cellulare. Il meccanismo di azione del Cimavax è semplice: la somministrazione di dosi ripetute del farmaco comporta la produzione attiva e costante, da parte di plasmacellule specifiche, di anticorpi diretti proprio contro il fattore di crescita responsabile del mantenimento e del peggioramento del fenotipo maligno delle cellule che compongono il tumore polmonare. Questo vaccino, quindi, non uccide in maniera diretta il tumore, ma impedisce al fattore di crescita dell’epidermide (EGF) di legare col suo recettore (EGFR), in questo modo non consente alle cellule tumorali di crescere e proliferare. Tra i vantaggi di Cimavax si annoverano il costo relativamente ridotto e gli scarsi effetti collaterali. Le ricerche effettuate finora a Cuba, però, non hanno dato risultati eclatanti. Tuttavia, lo studio più recente, pubblicato su Clinical Cencer Reserach e condotto su pazienti trattati con il vaccino dopo la chemioterapia, ha evidenziato un aumento di sopravvivenza di tre/cinque mesi rispetto ai malati non trattati. La terapia risulta meno efficace nei soggetti over 60, inoltre, in alcuni casi dopo un primo periodo di remissione, si è registrato un nuovo peggioramento del quadro clinico. Dagli studi statistici condotti, risulta comunque un miglioramento sia della sopravvivenza libera da malattia, che della sopravvivenza complessiva. Negli Usa verranno arruolati 60/90 pazienti affetti da tumore polmonare non a piccole cellule, in precedenza sottoposti a trattamento con chemioterapia o con farmaci a target, ossia una terapia farmacologica mirata a contrastare i processi di carcinogenesi dei singoli tumori. I pazienti devono essere idonei a ricevere il trattamento Nivolumab, come standard di trattamento e avere un’aspettativa di vita di almeno sei mesi.

 

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